DISTANTI MA UNITI: Gianni Romeo, quanti nuovi “contagi linguistici”

DISTANTI MA UNITI: Gianni Romeo, quanti nuovi “contagi linguistici”

Gianni Romeo, Socio ed ex presidente del Circolo della Stampa Sporting, ci scrive:

Amici,

sono stato pregato o sollecitato, fate voi,  a partecipare allo scambio di messaggi che aiutano a riempire il vuoto di questo periodo. In attesa di idee migliori, offro a chi apprezzerà  una riflessione ricevuta da un caro amico su questi tempi moderni (o no?).

 

“In questi giorni di “ritiro” forzato, seguo in televisione dibattiti e notiziari che tentano di fare chiarezza sulla pandemia. Inframmezzati dalla pubblicità, naturalmente tutta in italiano, in modo che tutti riescano a capire il messaggio: bandiere al vento, mucche che pascolano, gattini e cagnolini felici che divorano le crocchette, famiglie che a distanza o meno mangiano roba impanata che assomiglia a cartone da imballaggio, aspirapolvere senza filo, macchine che non compra nessuno, sempre più dotate di funzioni elettroniche. L’autista non serve più. Più o meno come in “Lenta cadrà la pioggia” di Ray Bradbury: la guerra nucleare ha spazzato tutti ma la casa automatica continua a funzionare. Ma quando torna il “collegamento” con le redazioni realizzo come i mezzi di informazione abbiano perso il senso della misura nell’abuso di parole straniere per esprimere concetti che la nostra lingua spiegherebbe forse meglio.

Ho scoperto così che medici e gli infermieri rischiano il burn out: cioè sono stanchi perché fanno turni massacranti. Da almeno una settimana siamo nel plateau. Ma non quello delle paste, quello della peste. Una specie di altopiano che dovrebbe indicare il massimo livello dell’infezione raggiunto, dal quale cominciare a scendere. Perché non spiegarlo così?

E così niente chiusura totale, lock down fa molto più figo, anche se metà della gente non lo capisce. Così come a distanza sociale si preferisce social distance, vuoi mettere? E il “prestito sociale” fra privati, diventa social lending. E’ la stessa cosa, ma chi lo fa forse non si rende conto che può cadere in mano agli usurai.

Con le difficoltà attuali può capitare di farsi portare del cibo a domicilio, ma chiederlo così è molto banale. Meglio affidarsi al food delivery. Forse però occorre una strategia, scusate, una road map, e se c’è qualche collaboratore, mettiamo su una task force, perché così possiamo difendere i nostri asset e i branch ad essi collegati: il fashion, l’industrial design. Non la moda e la progettazione industriale. Questi sono come i carciofi e le patate, che non li difende più nessuno. In compenso c’è il golden power che ci difenderà dagli stranieri senza scrupoli. Ma cos’è? Quanti lo capiscono tra la gente normale? Non sarebbe più chiaro dire che è uno scudo normativo in difesa delle scalate selvagge alle imprese nei settori più delicati, come energia e difesa? 

Comunque, tranquilli, la nostra start up per crowdfunding sta funzionando. Perché nella nostra policy c’è una forte mission. E poi c’è il check point. Ma quello di Charlie dov’è finito? Addirittura ci si vergogna perfino di dire che la gente spara un sacco di balle. Ma sì, meglio chiamarle fake news.

Morale: se davvero il virus è intelligente e non può sopportare gli imbecilli sarà una strage.”

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