DISTANTI MA UNITI: Marco Castelnuovo, al Circolo come a casa

DISTANTI MA UNITI: Marco Castelnuovo, al Circolo come a casa

L’esperienza di Marco Castelnuovo, responsabile della redazione torinese del Corriere della Sera.

 

Io non gioco a tennis. Nemmeno nuoto, per la verità. Eppure, quando sono tornato a Milano e i colleghi mi guardavano come fossi un sopravvissuto, mettevo sempre in cima alle cose belle di Torino lo Sporting. Non c’è un motivo preciso, né una ragione sportiva, come ho detto. È così.

Mio figlio piccolo di sette anni non ci è mai stato. Prima era troppo piccolo, poi ci siamo trasferiti a Milano. Siamo tornati a vivere a Torino solo nel dicembre scorso. L’avrei portato questa primavera, ma…

Ebbene mio figlio di sette anni, pur non essendoci mai stato, potrebbe descrivere il Circolo alla perfezione. I campi scoperti e coperti, la piscina, il calcetto, perfino il ristorante o gli spogliatoi di legno. Questo perché il calore con il quale io e altri suoi amichetti che già giocano a tennis allo Sporting gliene parliamo è tale, che si sente uno di casa.

E io penso che sia questo il segreto. Vedere passare un direttore in accappatoio, o un capo deluso per una sconfitta, fa comunità. Casa, appunto.

Noi vogliamo uscire da casa nostra ovviamente. Ma questo non significa smettere di riconoscerci nella nostra comunità, anzi. Vogliamo chiuderci la porta alle spalle per ritrovarci insieme per riprendere a giocare, sudare, correre. Vivere in fondo.

 

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