AMARCORD: Marco Francalanci, la mia prima volta allo Sporting

AMARCORD: Marco Francalanci, la mia prima volta allo Sporting

Marco Francalanci, vicepresidente del Circolo della Stampa Sporting, ricorda il suo ingresso al Circolo della Stampa Sporting nei primi anni ’70:

Sono passati quasi cinquant’anni, ma quell’esordio allo Sporting me lo ricordo come se fosse ora. Io ho cominciato a giocare a tennis a Genova, dove vivevo, nei primissimi anni Settanta, dopo aver smesso con il calcio perché le notti al giornale non erano compatibili con gli allenamenti e una condizione fisica adeguata. Così accettai l’invito a provare il tennis da parte di un gruppo di colleghi che qualche anno prima avevano dato vita all’AGIT (Associazione Italiana Giornalisti Tennisti). Una gabbia di matti, fondata da Giancarlo Zuccaro, giornalista Rai (da ufficiale, durante la guerra, aveva comandato una formazione di carri armati della Repubblica di Salò) e Stefano Porcù, cronista all’Unità, organo del PCI (era stato tra i primi a prendere le armi come partigiano). Tra loro, mai una polemica, mai una discussione che non riguardasse gli incontri sulla terra battuta. Che belle persone!

Dell’associazione facevano parte anche molti torinesi, da Giò Oricco a Papi Fontana, da Olga Sansonetti a Marisa Zambrini, da Gianni Romeo a Maurizio Caravella, da Rino Cacioppo a Claudio Nassi, da Chicco Isnardi a Federico Moine (e mi scuso se non ricordo tutti), con i quali ci incontravamo ai nostri campionati e in qualche altra occasione. Fu così che nacque la sfida tra i genovesi e i torinesi, che ci invitarono al Circolo della Stampa Sporting: a me toccò in sorte un Angelo Caroli che aveva smesso da poco tempo di giocare nella Juventus e si stava cimentando nei primi articoli sullo sport che aveva sempre vissuto da protagonista in campo e nelle prime partite con la racchetta.

L’avversario ideale per me, poco più che neofita del tennis, ma atleticamente ancora competitivo: ne uscì un incontro non indimenticabile sotto il profilo tecnico, durato più di tre ore, durante le quali cademmo più volte, ma ci rialzammo sempre, intenzionati a non mollare un punto. I nostri compagni alternavano bagni in piscina a un’occhiata distratta al campo 10 dove ci stavamo massacrando, sudati e con calzoncini e maglietta pieni di terra rossa. Ancora in parità, verso la fine del terzo set, all’ennesimo match point decisi di avventurarmi in un improbabile serve and volley. Ma in risposta giunse l’inevitabile pallonetto che cercai invano di raggiungere, perché mi prese un crampo dalla punta della mano a quella dei piedi e caddi, come corpo morto cade, nei pressi della rete. I due capitani, Zuccaro e Oricco, colsero l’occasione per decretare la parità e si concluse tutto al ristorante dello Sporting. Non avrei mai immaginato che, qualche anno più tardi, esigenze di lavoro mi avrebbero fatto emigrare sotto la Mole e che avrei ritrovato tanti vecchi amici a giocare nel circolo più bello che avessi visto fino ad allora.

Nella foto dei primi anni ’70, da sinistra Gianni Romeo con la moglie Mirta, Giò Oricco, Marco Francalanci e la moglie Carla.

 

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