OPEN: COVID-19 Piemonte, il domani che verrà

OPEN: COVID-19 Piemonte, il domani che verrà

Sergio Rolando, assessore al Bilancio della Città di Torino, ipotizza lo scenario futuro post COVID -19 che potrebbe rilanciare la nostra regione.

In questi giorni di inizio primavera coincidente, nel Nord Italia, con il probabile pieno effetto della pandemia del virus oltre a vederci impegnati nei compiti di contrasto al fenomeno c’è un mantra che domina con riferimento al futuro che si concretizza nelle frasi ricorrenti sul cambiamento indotto nei comportamenti economici, sociali e relazionali.

Fulvio Gianaria in un articolo di 10 giorni fa dal titolo” la memoria di un contagio lontano 400 anni” fa un confronto storico fra il periodo della Dama Nera (la peste) ed oggi (COVID -19) dell’Italia del nord e in particolare di Torino e conclude con il processo di ricostruzione che portò una città di 25.000 abitanti con 8.000 deceduti (una ecatombe dell’epoca) a mettere le basi di una futura metropoli che ha intercettato la rivoluzione sociale che portò all’avvento della democrazia e successivamente allo sviluppo economico del XX secolo. I maggiori centri studi si interrogano ipotizzando scenari che abbracciano ipotesi caratterizzate da più o meno lunghe durate della situazione attuale che spaziano da perdite di PIL intorno al 10% sul 2020 con conseguenze anche nel 2021 e 2022. Non sfugge a nessuno che la crisi prima del COVID -19 era già una caratteristica conclamata del paese e del Piemonte in particolare e tenuto conto che le previsioni degli economisti sono basate su opinioni di autorevoli esperti sia della durata e conseguentemente degli effetti che cambiano nello spazio e nel tempo con possibile conseguenza di affliggere le previsioni dell’errore definito dagli statistici “errore di seconda specie”, cioè basato su un ipotesi falsa, non si può non provare ad immaginare lo scenario del domani.

A livello di macro tendenze si può prevedere che , attraverso ingenti investimenti pubblici e anche privati, l’economia occidentale riprenderà un ciclo economico normalizzato partendo da un gradino ridimensionato caratterizzato dagli insegnamenti dovuti alla minaccia virale; paesi come il nostro accentueranno gli sforzi nella spesa della salute- che non è solo sanità ma anche attività sportive e cura del benessere – e del territorio non dimenticando la sciagura di un anno fa del ponte di Genova. Proprio di ieri è la notizia che l’università di Pittsburgh , in avanzato studio sul vaccino, dove tra gli altri opera uno scienziato italiano Andrea Gambotto, è sulla buona strada relativamente al tema cura medica preventiva per il corona virus.

Il Piemonte e in particolare l’area metropolitana di Torino per la connotazione medico scientifica che abbraccia anche gli aspetti scientifici e tecnologici (università e politecnico) e per la presenza di poli rilevanti di medicina nelle diverse aree partendo dalla sanità pubblica (il caso della mucca pazza alcuni anni fa ebbe il suo epicentro scientifico in Piemonte) alle Molinette (3° ospedale del paese) e al IRCCS di Candiolo con il presidio delle varie patologie rilevanti (cardiache, oncologiche, trapianti, ecc.) sono nella condizione di intraprendere un percorso simile a quello che 40 anni fa , a seguito della crisi dell’acciaio, ha visto trasformarsi l’area metropolitana di Pittsburgh da still city caratterizzata prevalentemente da blue-collar workers nella attuale città di scienze tecnologiche e culturali (aziende informatiche, ospedaliere, centri di ricerca e musei dove operano centinaia di migliaia di white-collar workers.

Questo percorso ha le sue basi nelle iniziative di espansione del politecnico e dell’università nelle aree del lungo Po di Torino e di Grugliasco, della Regione con le iniziative delle città della salute di Torino e Novara e degli interventi museali (Egizio, GAM, Reggia di Venaria ecc.) che riguardano l’area metropolitana di Torino iniziate ben prima dell’attuale emergenza e che hanno consentito dopo le Olimpiadi del 2006 di recuperare parzialmente il gap economico e sociale provocato dalla crisi della FIAT e degli altri settori industriali (aereonautica, telefonia e informatica) che hanno toccato il Piemonte.

Il grado di successo dello scenario descritto sia con riferimento ai tempi che agli effetti economici richiede alcuni elementi e condizioni influenzate da comportamenti soggettivi e di contesto.

In primo luogo una uscita dalla pandemia ed una ripresa delle attività in tempi adeguati; ricordiamo che nello specifico fra poco più di un anno sono previste a Torino le ATP Finals e si sa già che le olimpiadi e il torneo di Wimbledon 2020 sono saltati; l’enogastronomia ha visto rinviare Vinitaly prevista a maggio e si potrebbe continuare di questo passo con gli effetti sulle iniziative culturali (Salone del libro, ecc.) sul turismo ed altro.

Altro tema rilevante è l’aspetto che riguarda gli investimenti in infrastrutture (per colmare il gap concorrenziale con la Lombardia e Milano) e nella rete ospedaliera (hardware) e software (le persone e le professionalità); ricordiamoci che veniamo dal numero chiuso a medicina e dai tagli sulla sanità.

Un tema da rivalutare è l’individuazione di una politica industriale che a regolazione della globalizzazione del mercato o senza regole, consenta di operare alle aziende manifatturiere in settori collegati alla sanità ed altri settori sensibili curando la non dipendenza esclusiva da altre economie – limiti alla competizione sul costo.

Last but not least il tema dello sviluppo va mediato con la sostenibilità perché la vicenda che ci tocca non modifica le prospettive di fondo che possono essere conseguite se si percorre la strada dello sviluppo sostenibile e non procedere con il modello attuale (da figli del PIL “business as usual”).

 

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